Il confessionale

il-confessionale_michele-ponteForse iniziai a parlarne una notte dell’estate 2010, sbracato su una delle panchine de La Rambla di Barcellona, prostitute su un lato della strada, spacciatori sull’altro. Ero titubante, con la sensazione che una volta dette, quelle idee poi sarebbero volate via.

Il tizio che mi ascoltava ne era entusiasto. Mi diceva: «No, dài, questa idea spacca. Hollywood è dietro l’angolo, prova a fare una sceneggiatura!»

Il fatto è che all’epoca volevo scrivere un libro, una cosa fatta bene, non un libro/sceneggiatura come Odio gli italiani, che stava uscendo proprio in quei giorni. Il fatto era anche un altro, non avevo gli attrezzi per scriverlo (leggete On writing, per intenderci). All’epoca non mi sentivo padrone di questa lingua – non che adesso lo sia, ma di sicuro sono migliorato – e non volevo sprecare un’idea del genere per un romanzo di serie B.

Da allora, o forse da prima, almeno una volta l’anno ‘sto dannato libro provo a scriverlo. È nella mia testa da così tanto tempo che non riesco più a conviverci, devo buttarlo giù, foglio su foglio.

Oggi ritenterò per la quarta, quinta o sesta volta. Stamperò gli appunti di anni, appunti che più che altro sono i primi capitoli riscritti ogni volta in maniera diversa. Mischierò il tutto, analizzerò le carte vincenti e mi darò da fare. Il 2014 è il mio anno, lo sento.

Poi andrò a bussare le porte degli amici scrittori, scrittori veri, e chiederò consiglio. Un romanzo non è una cosa che vien fuori dal nulla, è frutto di quello che si legge, sì, ma anche di chi si incontra. Sogno l’editor giusto prima ancora dell’editore, che una bella limata finale ci vorrà, e non sarà per niente superficiale.

PS: se l’editor giusto volesse bussare alla mia porta, io sono qui, online, tra l’Italia e la Polonia

PPS: ho trovato un salvataggio del 1 marzo 2009, cinque anni fa!

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