Preferisco i libri, come mezzo di comunicazione

Questo è stato il mio primo pensiero al mattino, e no, non mi sveglio tutte le mattine con frasi del genere in testa, frasi che poi ti costringono a riflettere, prendere una tazzina di caffè in mano per elaborare il pensiero per iscritto.

Mi capita di ascoltare la radio soprattutto in momenti di transizione, in macchina, tra un posto e l’altro. Non mi concentro davvero su quello che ascolto, dopotutto il “non ficcare sotto qualcuno” è un attimino più interessante. Oppure la sento mentre preparo pizze nei ristoranti o mentre prezzo i vestiti nel negozio di mio padre, e in queste occasioni vi assicuro che molti spezzoni li perdo.

Una giornata nell'antica Roma - Alberto Angela - Mondadori RaiGuardo la televisione nei momenti di coesione familiare, come il pranzo, e tra quello che dice il commentatore in mezzo a una folla di gente pagata per applaudire – a meno che non siano risate di morti – spesso mi capita di preferire una frase di mio fratello di undici anni, tanto il livello di linguaggio utilizzato in tv è più o meno quello… La tengo accesa mentre lavo i piatti, anche se ultimamente mi sembra più un ronzio fastidioso che mi rallenta il lavoro. Quasi mai, e non capita più di una volta ogni tre mesi, mi siedo in salone con lo scopo di guardare un programma. Non lo faccio perché mi sembra un gran perdita di tempo, soprattutto quando nel giro di due minuti la gente inizia a litigare e le voci si sovrappongono, Augias costretto a dire: «Non mi interrompere, su questo sono rigido. Quando parlo, tu taci. E viceversa», e ovviamente in questa frase viene interrotto ogni due parole (qui il video). In che mondo viviamo?! Quello in cui gli unici programmi che si riescono a seguire sono quelli di papà e figlio Angela, dove il documentario ha un unico presentatore, calmo, con voce precisa, ed è accompagnato da gente seria che fa la sua parte in modo professionale, punto.

“Preferisco i libri, come mezzo di comunicazione” forse è un concetto sbagliato, sarebbe più giusto “i libri come unico mezzo di comunicazione”. Quando si compra un libro c’è un investimento, quindi si è un minimo interessati a leggere quello che l’autore ha da dire. Quando si legge, la concentrazione è volta alle pagine e a nient’altro: i concetti, le idee si assorbono senza disperdersi nel caos che avvolge la radio, la televisione e Internet con la fame di notizie che ci fa saltare da una scheda all’altra. Se si vuole apprendere, si apprende sui libri. Non sui giornali, dove, ad esempio, non c’è mai un articolo che sia in grado di spiegarti la storia della guerra in Siria dal punto A a quello Z, perché le lettere che stanno in mezzo, una alla volta, prese a seconda della tragicità della situazione, forse vendono di più. Un libro, se l’autore è bravo, è in grado di analizzarti tutto un periodo, e prova farlo in maniera completa, esauriente. In televisione e in radio non ci sono i tempi, sui giornali non ci sono gli spazi, sui libri sì, sui libri si può. I libri sono l’unico mezzo di comunicazione.

One Reply to “Preferisco i libri, come mezzo di comunicazione”

  1. Purtroppo spesso è il televisore quello che non viene mai interrotto da nessuno… aaaah quanto tempo ci perdo davanti!

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