E la benzina… – raccontino pubblicato da Isbn edizioni

Sono davvero felice di far parte della raccolta Racconti stupefacenti che è stata creata per promuore il romanzo Il mulo di Tony D’Souza. Isbn edizioni è una casa editrice che dalla sua nascita è piano piano riuscita a trovare uno spazio tutto suo nelle librerie – senza contare il fatto che loro copertine sono riconoscibilissime – e che riesce a portare nel mercato italiano delle perle come La società degli animali estinti di Jeffrey Moore, di cui ho anche scritto una recensione.

Gli 8 racconti sono gratuiti, e li potete scaricare qui. Invece il mio ve lo potete leggere a partire dal prossimo paragrafo.

E la benzina…

Eravamo in un immenso parcheggio alla periferia di Roma, un parcheggio così grosso che ricordava quelli dei palasport o dei drive-in. Fari smisurati lo illuminavano a giorno mostrando macchine luccicanti, moto e i nostri rivoli di sudore nonostante il gelo e l’umidità che ci facevano restringere il pisello sino a farlo diventare piccolo quanto un tubetto di colori a tempera.

Eravamo in tre, eravamo giovani e soprattutto sballati.

La benzina era finita da un pezzo, l’effetto di quelle pasticche blu che avevamo assunto un attimo prima no.

Io dovevo tornare a casa, dovevo riempire quel dannato serbatoio e Massimo, che abitava a due passi barcollanti da lì, ebbe un’idea: «A casa prendo un tubo e succhiamo ’n po’ de benza dall’auto qui a fianco.»

Lottando contro la forza di gravità che lo spingeva a terra, si incamminò. Nel frattempo io e Giacomo ondeggiammo fino ai secchioni dell’immondizia. Rovistammo con la meticolosità di un bambino di tre anni – praticamente buttando tutto all’aria – e alla fine saltò fuori una bottiglia al cui interno, sul fondo, regnavano dei residui bianco cocaina. Goccioline di latte.

Massimo tornò con un tubo lungo almeno quanto un autobus. Aprì lo sportelletto del serbatoio di una Peugeot e provò a infilarlo. «Non entra» disse.

Io e Giacomo ci avvicinammo. C’era qualcosa che non quadrava, e non ci riferivamo alle strane forme che stavano assumendo le macchine tutt’intorno. Giacomo provò a spingere senza successo. Ci provai io, ma il risultato fu lo stesso.

«Ma che cazzo…» disse Massimo.

«Mia madre c’ha la Peugeot!» disse Giacomo con l’aria di chi aveva appena avuto un’illuminazione.

«Embè?» dissi io.

«C’ha la retina, ’sta macchina. Il tubo non ci può passare.»

Rovistai nella tasca dei jeans sino a trovare una lama. «Bucala» dissi porgendo l’acciaio a Giacomo.

Un’estremità del tubo adesso era all’interno del serbatoio, l’altra era nella bocca di Massimo che aspirava e aspirava, ma la benzina non saliva. Paziente attendevo con la bottiglia appena sotto la sua gola, pronto a catturare quel litro che mi sarebbe bastato per tornare a casa.

Guardai le stelle. «Oh cazzo, ci sono dei meteoriti!»

«Idiota» fece Giacomo. «Sono dei fuochi d’artificio.»

«Si-sicuro?»

Giacomo scosse la testa.

La benzina non arrivava. «Taglia il tubo, sarà a metà strada» suggerii.

«Non esiste, è di mio padre.»

Un quarto d’ora dopo eravamo ancora lì, senza un goccio di benzina nella tanica improvvisata. Dopotutto stavamo provando a succhiare dal tubo di scappamento…

Lascia un commento