Cosa mi consigliate?

La vita è una faccenda di rinunce, o almeno questo è ciò che appare a miei occhi. Rinuncio a questo, così posso fare quest’altro; rinuncio a quello, così posso fare quell’altro. Insomma, sembra sia davvero una brutta faccenda, questa delle rinunce, o della vita.

Quando mi resi conto che volevo fare lo scrittore, prima di tutto decisi che avevo bisogno di più tempo per leggere, così, a 17 anni, dissi: “Addio videogiochi”, dissi: “Bye bye televisione.” Ora non pensate che queste siano state scelte semplici, perché non lo sono, anzi, furono drastiche: rinunciare ai videogiochi è come tagliare il cordone ombellicale con la propria infanzia, inoltre si perdono i molteplici argomenti di conversazione che essi possono generare; rinunciare alla tv invece è come essere tagliati fuori dal mondo. “Oh, l’hai visto quel programma l’altro giorno?” “No, la tv non la guardo.” “Ma come?!”

In questa maniera un po’ di tempo l’ho trovato: ora riesco tranquillamente a leggere almeno 30 romanzi l’anno, ma con una famiglia numerosa (siamo in sei più i parenti che ci vivono intorno) non riesco a trovare il tempo per scrivere.

Ieri, tornato a casa dopo una mini presentazione di Confessioni di uno psicopatico, ho detto a mia madre: “Claudio ce l’ha fatta.” “Eh?” “Hai presente quel ragazzo del ‘90 candidato al premio Strega? Il suo libro è stato acquistato da una casa casa editrice più grossa, in maggio sarà in tutte le librerie.” A quel punto non voglio dire che mi sono sentito un fallito, ma poco ci mancava. Claudio è un amico, una brava persona, sono contento per lui, lui c’entra ben poco col mio momento d’infelicità, io ce l’avevo con me stesso!

Inutile prendersi in giro, la fortuna conta, soprattutto nel mondo editoriale, ma io sono convinto che un giorno ce la farò, scalerò la vetta e arriverò più in alto, molto più in alto, di quello che il mondo immagina. Però, cacchio, in quel momento ho pensato al fatto che in questo periodo non mi sto impegnando seriamente in alcun nuovo romanzo, ma che neanche sono in grado di trovare il tempo di scrivere, per ora.

Mia madre, sempre ieri, ha detto: “Se vuoi più tempo per scrivere dovresti uscire di meno.” “Sì, vabbè, allora dove le vado a pescare le storie?” “Allora dovresti smettere di lavorare per quel giornale, tanto non ti pagano…” A quel punto mi sono chiesto: A quante cose devo rinunciare per coronare un sogno? A quanto pare, a tutte.

Quello che mi servirebbe è costanza, costanza sempre, per un tempo illimitato. Così come per tornare al mio peso forma sono disposto a perdere ogni giorno due ore in piscina, allo stesso modo sarebbe fantastico se riuscissi a trovare due ore al giorno per scrivere.

Rinunciare a lavorare per il giornale sarebbe rinunciare ad andare alle anteprime cinematografiche gratis e ad intervistare i più grandi attori, sarebbe rinunciare a ricevere libri gratis, sarebbe rinunciare ad andare a teatro gratis, sarebbe rinunciare  a una grossa fetta della mia vita. Sono disposto a farlo? Sì, credo di sì. Quando mi ero trasferito in Polonia da agosto a metà novembre, più o meno, l’avevo fatto. Ora che sono di nuovo in Italia, dato l’elevato costo della vita mi arrangio come posso, e il giornale, Fuori le mura, mi dà la possibilità di godermi cose belle e culturali in cambio di recensioni. Ad esempio, portare una ragazza a teatro al primo appuntamento è fantastico! Se vi rinunciassi, la dovrei portare a fare una passeggiata al laghetto dell’EUR o al banale, per quanto enorme, Euroma2.

Poi, forse, devo impare a dire: “No.” Questa è una delle cose più complicate per me in quanto sono uno Yes Man di natura; se qualcuno mi proponesse di attraversare la giungla durante la stagione delle pioggie probabilmente lo farei, anzi, ne sono sicuro. Queste due lettere, N e O, dovrei iniziare ad usarle soprattutto in mezzo alla settimana quando gli amici mi propongono: “Andiamo a farci un giro” e il giro finisce in qualcosa che non porta a nulla, solo a un’incredibile stanchezza la mattina dopo quando devo alzarmi per svolgere i 100.000 compiti che mi richiedono in questa casa o aiutare mio padre in negozio. Perdere in mezzo alla settimana minimo 4-5 ore in qualcosa che non è minimamente costruttivo non mi piace. A fine mese sono tra le 16 e le 20 ore perse,  tra le 192 e le 240 l’anno, 10 fottuti giorni di vita!

Un’altra cosa che mi prende tempo sono le serie tv. Diciamo che in media guardo tra le 3 e le 6 puntate a settimana, quasi una puntata al giorno. Per sfruttare al meglio il tempo di solito le puntate le guardo mentre mangio il pranzo, ma in questo modo il pranzo si allunga, dura da da un minimo di 30 a un massimo di 60 minuti. Il problema è che le serie tv mi sembrano educative narrativamente parlando: a differenza dei film, questi telefilm li vedo come dei romanzi a puntate e infatti li preferisco ai lungometraggi. Ora io non le vorrei togliere dalla mia vita, però, ditemi voi, devo rinunciarvi?

Passiamo a Facebook e gli altri social network, su. Mettetevi un attimo nei miei panni: da settembre ad oggi, 20 aprile, il mio cellulare l’ho ricaricato due sole volte per un totale di 25 €. Ciò significa che per comunicare, oltre che il telefono fisso, non ho altri mezzi che Internet. La scorsa settimana in pieno giorno mi son detto: “Vabbè, stacchiamo da Facebook per due ore”, ma dopo un’ora mi sono collegato, ed ho fatto bene: c’erano dei messaggi importanti che mi attendevano, delle situazioni da organizzire, cose che, se non mi fossi collegato in tempo, avrei perso! Inizialmente avevo pensato ad una soluzione del tipo: “Mi collego una volta di mattina e una volta di sera”, ma evidentemente non ha funzionato. Ora la soluzione alternativa è la seguente: “Mi collego una volta l’ora e per soli 5 minuti. Se sforo si scalano minuti all’ora successiva.” Vediamo se riuscirò ad applicarmi.

Una cosa alla quale non rinuncerò mai sono i viaggi: quelli sono la mia linfa vitale, senza di loro – e senza i libri – non potrei andare avanti. Tutti i miei – pochi – soldi finiscono in viaggi. Appena c’è un volo low cost sono il primo a fare proposte, o il primo ad accettarle. Ad esempio, un tizio, Marco, due settimane fa mi ha chiamato dicendo: “Andiamo a Salonicco con 32 € andata ritorno?” “Affare fatto!” “Bene, sapevo che avresti accettato, infatti ho già preso i biglietti.”

La cosa brutta e che qualsiasi soluzione adotti adesso rimarrà temporanea sino a settembre. A quel punto –  sarebbe meglio dire “in quel mese” – la mia vita potrebbe prendere una piega talmete diversa che, per ora, non voglio nemmeno parlarvene.

Intanto, voi, cosa mi consigliate?

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