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Amici, recentemente ho scoperto il pensiero positivo.
Devo dire che i più bravi a padroneggiarlo sono degli artisti, almeno per me. Dicono che dobbiamo completamente dimenticare la negatività. Dicono che dobbiamo immaginare un obiettivo, renderlo tangibile con la mente e poi immaginarcelo raggiunto e in seguito dobbiamo provare le stesse emozioni che avremmo raggiungendo veramente quell’obiettivo.
Se non avete capito, leggete questo esempio: immaginiamoci di volere una Alfa Mito. Ok, per ottenerla dobbiamo visualizzarla completamente, poi immaginare le proprie mani che afferrano il volante, cambiano le marce e così via. Dobbiamo pensare: voglio un’Alfa Mito! Dopo averlo fatto dobbiamo immaginarcela già nostra e così, in futuro, ci arriverà. Almeno così dicono.
Un’altra cosa che dico è: i non si annullano. Mi spiego: se una vuole la cessazione di tutte le guerre nel mondo e dice: Non voglio più guerre; è come dire: Voglio guerre; ma bisogna dire: Voglio la pace nel mondo!
Questo è il succo del pensiero positivo.
Vi assicuro che ci sto provando, amici, è tutto il giorno che ripeto: Voglio incontrare la persona della mia vita, quella donna che mi farà sistemare la vista, eccetera, eccetera; ma non è ancora accaduto nulla.
Forse dovrei muovermi un po’, andarla a cercare. Ma mi trovo in un periodo dove sono svogliato quanto un orso in letargo.
E’ da questa mattina che mi trovo in questa biblioteca, zona Marconi. Ho letto solo giornali e sfogliato qualche rivista. Ho aperto anche alcuni libri, ma un lungo sbadiglio mi percuoteva dopo poche righe.
La mia vita scorre miseramente. Tutti mi passano davanti con un obiettivo, un’idea, e sono già sulla luna. Io li osservo, come una zattera in mezzo al mare senza vela né remi. E’ tutto così tranquillo dal mio punto di vista, amici, non devo fare scelte, non ho bisogno di rischiare, non ho figli e moglie a carico, sono giusto qui che sbadiglio con un libro in mano. Sono solo, è questo il problema.
Esco dalla biblioteca, attraverso la strada e mi prendo un kebab. C’è un parchetto con delle panchine, mi ci accomodo e osservo le macchine passare, o almeno quello che mi viene permesso di guardare dalle mie telecamere orientate verso le stelle, alle volte.
Mi viene un’idea: Forse devo fare l’escort anche io!
Un attimo dopo ci ripenso: E’ squallido come lavoro, lasciamo stare.
I miei compagni di corso si stanno tutti laureando. Devo andare a studiare, avete ragione, amici.

Epilogo

Già all’epilogo?, penseranno molti di voi, amici; invece, altri penseranno: Finalmente!
E’ così che funziona la vita, non c’è una scelta giusta o sbagliata: c’è solo una scelta.
Ricordate ieri? Ero triste e solitario e sono tornato a casa ubriaco, amici, e un po’ me ne vergogno… Però è capitato, e devo dire che alla fine non mi è nemmeno dispiaciuto. Comunque, apro una parentesi, le inquadrature da ubriaco sono fantastiche, da montagne russe! Mi chiedo come ho evitato di vomitare.
Sono tornato a casa e sono stato consolato da una persona. Non era Anna, o Fabrizio o Giacomo, ma una delle persone che doveva andare a letto con Fabrizio per lavoro.
Io stavo troppo male, mi ha visto a pezzi e poi non so come siamo finiti a letto insieme.
Questa mattina ho aperto gli occhi e guardato fisso il soffitto. L’inquadratura non s’è spostata, né a tentato di farlo. Ho provato a coprirmi gli occhi con le mani e poi a riguardare il soffitto; non era cambiato niente. Poi mi sono voltato verso la mia dolce metà. Dormiva e sorrideva a un tempo. Si chiama Pasquale.
Vi saluto, amici, voglio rimanere solo con lui.

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