8

Amici, è successo un casino. Non preoccupatevi troppo, prima lasciatemi spiegare.
Non scrivo col cuore a pezzi, non ero innamorato, ma mi sento comunque come se un vagone m’avesse calpestato senza che alcuno abbia possibilità di prestarmi soccorso.
Era tutto così semplice, credevo d’aver trovato quella sintonia e quell’atmosfera che avrei voluto tanto approfondire. Però la vita è così, di alti e bassi, dicono, ne più, né meno, e io questa cosa non la gradisco.
C’erano delle affinità, culturali perlopiù, ma anche in altri campi, e un’intensa voglia di scoprire e conoscere. Ora, quest’ultime due cose ci potrebbero ancora essere, ma da tutt’altro punto di vista.
All’università ho incontrato una ragazza, s’era trasferita da poco. Mi siedo in un posto e la vedo radunare tutte le donne che aveva conosciuto il giorno precedente. Me le trovo tutte intorno. Si gira verso di me e scambiamo quattro chiacchiere, le solite formalità. A me non interessa, a lei non interesso.
Al termine del primo giorno prendo la macchina… lo so, sembra strano pensare a me che guido, ma in quei momenti sono insolitamente concentrato nella giusta direzione. Allungo di poco il solito giro per provare a raccattare qualche ragazza in fermata. In modalità provola, mi trovavo.
Ne vedo due dal viso familiare. Una era la ragazza con la quale avevo scambiato due parole, l’altra una sua conoscente che, dopo questi primi giorni, è ormai un’amica.
Salgono in macchina ed esce fuori l’argomento “romanzi”, e che mi prenda un colpo, lei ne sapeva una più del diavolo! Aveva notizia di cose che dalla mia aria egocentrica che sfoggio nel mondo libresco, se così vogliamo definirlo, non mi aspettavo conoscesse più di qualche persona, qui in Italia. Invece mi ritrovo questa ragazza, messa bene fisicamente, anche se un po’ bassina per me, che mi sorprende totalmente.
La sua amica, Claudia, era seduta davanti e lei, Maria, dietro. Così, mentre parlavamo, provavo a concentrarmi sullo specchietto retrovisore per vederla sorridere o, se non ce la facevo, la immaginavo sorridere.
Dopo pochi chilometri ho lasciato Claudia a una fermata dell’autobus e Maria si è seduta davanti. Durante il tragitto fino alla metro abbiamo parlato di un sacco di cose e per un po’ di giorni ho riaccompagnato a casa queste ragazze finché… No, amici non è qui che è successo il casino, continuo: finché non ho chiesto a Maria se le andava d’uscire con me quel pomeriggio.
Mi dice che mi farà sapere via sms, che se la coinquilina l’accompagna a Ikea è meglio, siccome, essendosi appena trasferita a Roma, nella sua stanza non ha neanche una lampada per leggere o studiare. Quel pomeriggio mi arriva questo sms. Un attimo che lo cerco. Eccolo: “Ikea chiama. Maria risponde. A domani, scusa!”

Io le dico qualche stronzata sulla fantastica giornata che si sarebbe persa e poi: “Ora ti ho invitato io, la prossima volta tocca a te.”
Risponde: “Tieniti libero per giovedì.”
Amici, quel giovedì siamo usciti. Lei era completamente presa dai libri, io ero lì con la mezza intenzione di baciarla. In due ore giriamo quattro, o cinque librerie. Poi lei scappa a lezione di joga e io un po’ deluso vado a trovare un mio parente al lavoro.
Non mi ha dato neanche il tempo di creare un po’ d’atmosfera…
Comunque, nei giorni successivi  ho ripensato alle conversazioni che ho avuto con lei:
– un giorno dopo che l’avevo conosciuta, passeggiavamo per il campus e lei dice: “A me piacciono le donne.” Io sorridendo dico: “A me pure”, e le stringo la mano.
– il giorno dopo l’uscita, venerdì, lei risponde a un mio sms dicendo: “Non voglio fare sesso con te: solo con donne, cani e preti.”
– lei: “Spero tu stia scherzando, odio gli etero che flertano con me”, riferendosi a una qualche mia frase forse un po’ troppo sdolcinata.
Io tutte queste conversazioni le avevo prese sul ridere, amici; non dovevo, lei era seria. Non commettete mai con una donna, o un uomo, questo errore.
Oggi lei è rimasta all’uni a studiare. E le ho detto: “Mi raccomando, raccatta qualche ragazza che poi me le devi presentare.”
Claudia ha risposto al posto suo: “Guarda che poi ve le dovete divide’…”
Ho riaccompagnato Claudia a casa e ci ho parlato un bel po’: la signorina che mi interessa(va) è lesbica al 100%, ha già avuto un po’ di ragazze, vengo a sapere.
Deluso e amareggiato me ne sono tornato a casa provando a tagliare per una strada che poi mi ha fatto allungare per chilometri.
“Non ho più motivo di prendere la macchina”, questo mi sono detto. Prima ho detto: “Porca puttana” ho detto: “No!” Ero incredulo, come avevo fatto a non capirlo che era seria quando parlava?
Non c’era in ballo niente di serio, non ancora, ma ero davvero seccato, con me stesso soprattutto.
E da qui in poi inizia il casino, amici. Preparatevi. Prendete un bel respiro e pensate positivo, che è l’unica cosa che ci fa tirare avanti, la speranza non deve mai mancare.
Alla cara Maria avevo dato un libro, a dire il vero è ancora un manoscritto, ma in futuro diverrà un libro. Insomma, in questo romanzo scritto da me all’età di diciannove anni… Applausi, prego!
In quell’insieme di parole di sfogo di uno bocciato alla maturità c’era anche un capitoletto dove mi concentravo sui gay, e diciamo che non li ho apostrofati proprio come si deve.
Allora oggi le ho mandato un sms: “Ho commesso un grave errore allungandoti quell’ammasso di fogli unti. Quando arriverai al capitolo 8, pagina 42, probabilmente mi disprezzerai, e questo è un sentimento che io non sono in grado di provare nei tuoi confronti. Diciamo che raccomando cose poco carine agli omosessuali. Non avevo nemmeno iniziato l’università quando l’ho scritto… Spero ancora in un radioso futuro insieme, anche come amici…”
Amici, se poi divento amico di quella splendida ragazza, ve la presento. Non mi ha ancora risposto al messaggio. Forse non mi risponderà affatto.

9

L’inquadratura si sposta tra i capelli crespi della mia coinquilina e il piercing che si è appena fatta sotto il labbro nell’angolo di sinistra. Il pus color giallo pulcino continua a sgorgare con cadenze che sembrano programmate. Io, nolente osservo.
Anna dice: “Porco mondo, io pensavo fosse quella giusta per te!”
“Io avevo i miei dubbi” rispondo.
“Sì, ma hai visto che in macchina, attraverso lo specchietto riuscivi ad inquadrarla… pensavo fosse la tua futura Lei.”
“Guarda, credo che su ciò che vedo quando guido non ci posso fare affidamento. Anche perché, mentre lo facevo, dicevo al mio cervello che stavo solo guardando se dietro c’erano macchine, non dicevo: Sono curioso, ti prego, fammi vedere che tipo è questa ragazza.”
“Uffa” dice Anna. Mi lancia un cuscino e mi colpisce in faccia. Io non lo vedo arrivare, sento solo il colpo. “Speriamo che non la prende a male e ti risponde. Almeno mantenete un rapporto d’amicizia, non è bello mettersi contro delle persone.”
“Sì, ma guarda che gli omosessuali sono una piccolo gruppo, pure se fossero tutti contro di me, il resto della facoltà non ci baderebbe più di tanto.”
“Che ragionamenti del cazzo che fai.”
Ha ragione, amici, ha proprio ragione.
Tuuuuu, tuuuu, mi è arrivato un messaggio. Ho una suoneria che sembra un treno che parte.
Tiro il cellulare ad Anna e le faccio leggere.
“Scommetto che è la Tim con l’ennesima offerta” dico.
Lei sorride. “No, è la tua futura amica. Senti qua: Tranquillo, tanto lo so che sei un rieducato. E poi non ho nemmeno iniziato a leggere.”
“Rieducato? Non penserà che lo prendo al culo?”
“Idiota.”
Anna si alza dalla sedia e fa qualche passo. Non so dove sta andando, poi, tutto insieme, mi trovo il suo respiro sul collo. Io sto guardando altrove. Un attimo dopo le sue labbra hanno lasciato del colore sulla mia guancia. Speriamo non ci sia pure del pus…
“Ah, ah, ah, sembri proprio un bambino tenerone quando non sai quello che ti accade in torno.”
“Basta che non mi molesti…”
“Uh, uh, uh, mi è passato una sola volta per la testa.”
“Cosa?”
“Stavo scherzando. Non mi va che mi vedi la cellulite che ho sulle gambe con le tue inquadrature…”
“Tranquilla, ce l’hanno tutte, o quasi…”
“Cos’è, stai pensando di farlo con me?”
“No” dico sorridendo. “Ma stavo pensando che magari hai messo su tutto quel sito internet per poterlo fare con me.”
“Sì, sì, Marco, proprio a quello pensavo” dice ridendo di gusto.
“Vabbè, Anna, vado a farmi un giro che la ricerca ricomincia.”

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