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Fabrizio, ce l’ho davanti, amici.
Pare brutto, ma più vado avanti a scrivere e più mi rendo conto che qualche descrizione non proprio gradevole ve la devo fare.
Ebbene, Fabrizio ha iniziato col ciucciarsi il dito e ora si sta masticando le unghie. Afferra, morsica, scuote la testa a destra e sinistra e poi una volta che il pezzetto s’è staccato, sputa. Lo sanno tutti come funziona. Chi non ha mai provato inizi ora: basta un po’ di saliva e un minimo di voglia d’imparare. Se siete donne e avete delle belle e lunghe unghie forse è meglio che prendete una limetta… fate un po’ voi.
Fabrizio è nervoso, poche volte l’ho visto comportarsi così.
Al momento lo osservo dall’interno della sua bocca. Mi sembra d’essere alto quanto una moneta da un centesimo e di surfare sulla lingua. Fortuna che non è scivolosa!
Gli chiedo: “C’è qualcosa che non va?” Perché è evidente che c’è qualcosa che non va, vorrei aggiungere.
Lui scuote la testa. “No, no, sono apposto.”
Ok, amici, voi come reagireste quando un vostro amico – escludete me – reagisce in questo modo che mostra un contrasto netto con la realtà?
Uno, vi alzate e lo prendete a cazzotti e dopo ce le prendete così lui si sfoga un po’? Due, lo scuotete un pochino e lo invitate a parlarvi facendo delle parole più dolci possibili? Tre, fate %§ç* e £&@ e #{}!?
Scegliete una delle tre opzioni, io non vi dico come ho fatto, ma, finalmente aggiungerei, Fabrizio ha parlato. Ha detto: “Ti ho mai detto che sono gay?”
Io sorrido. Fa battute, si sta riprendendo, bene.
“No, guarda Marco, la mia era solo una mezza battuta. Sono bisessuale.”
“Sì, sì, certo.” Poi penso: Se anche questo fa sul serio è la rovina: sono due volte in due settimane che non capisco quando mi dicono questo genere di cose. “Su, dimmi cosa c’è che non va?”
“Mi fa piacere quando mi chiami Fabrizio, ma credo che in futuro potrai chiamarmi solo in questo modo. Il mantenuto sta via via svanendo.”
Elaboro un’espressione confusa e dispiaciuta mentre posiziono il viso nella sua direzione. E’ difficile, amici, sembrare ed essere realmente tristi quando non si vedono gli occhi delle altre persone. E’ per questo che non mi sono mai piaciute le chat, o msn e cose simili. Presentano tutti lo stesso problema: non saprai mai cosa sta pensando o come sta vivendo una determinata situazione la persona dall’altra parte dello schermo.
“Intendi dire che ti stai distaccando dalla famiglia o che vi trovate senza soldi?”
“Siamo rimasti senza il becco d’un quattrino. Degli investimenti sono andati male e abbiamo dovuto cedere alcuni terreni, poi, tra una cosa e l’altra, ci siamo ritrovati con mutui da estinguere e i miei hanno detto che devo trovarmi un lavoro per almeno un anno. Dicono che tra un anno si rimetterà tutto apposto. Ci voglio sperare…”
“Cazzo, Fabri’, mi dispiace.”
Sono sincero, amici. Non vi auguro niente del genere.
“Mi hanno assunto come escort…” dice Fabrizio. “La paga è buona, lavoro per un’agenzia, però capitano sempre un sacco di maschi e ho paura che mi chiedano d’andarci a letto…”
Glup, ingoio un po’ di saliva. “A parte che potresti cercarti un altro lavoro, ma in quei casi non puoi rifiutare?”
“Non credo… infatti stavo pensando che se son uomini potrei farli ubriacare e poi usare qualche dildo e oggetti vari.”
“Potremmo rimediare qualche droga.”
Amici, questo è il criminale che è in me che si sveglia dopo un lungo torpore.
“Mi pare un’idea fantastica!” una luce s’accende negli occhi di Fabrizio e il simbolo dei dollari brilla nelle sue pupille. Eccolo in forma come prima, scattante e pronto a far conquiste.
Lo abbandono nella sua stanza a crogiolarsi al pensiero di future vittorie. A chi non capitano simili pensieri?

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Amici, recentemente ho scoperto il pensiero positivo.
Devo dire che i più bravi a padroneggiarlo sono degli artisti, almeno per me. Dicono che dobbiamo completamente dimenticare la negatività. Dicono che dobbiamo immaginare un obiettivo, renderlo tangibile con la mente e poi immaginarcelo raggiunto e in seguito dobbiamo provare le stesse emozioni che avremmo raggiungendo veramente quell’obiettivo.
Se non avete capito, leggete questo esempio: immaginiamoci di volere una Alfa Mito. Ok, per ottenerla dobbiamo visualizzarla completamente, poi immaginare le proprie mani che afferrano il volante, cambiano le marce e così via. Dobbiamo pensare: voglio un’Alfa Mito! Dopo averlo fatto dobbiamo immaginarcela già nostra e così, in futuro, ci arriverà. Almeno così dicono.
Un’altra cosa che dico è: i non si annullano. Mi spiego: se una vuole la cessazione di tutte le guerre nel mondo e dice: Non voglio più guerre; è come dire: Voglio guerre; ma bisogna dire: Voglio la pace nel mondo!
Questo è il succo del pensiero positivo.
Vi assicuro che ci sto provando, amici, è tutto il giorno che ripeto: Voglio incontrare la persona della mia vita, quella donna che mi farà sistemare la vista, eccetera, eccetera; ma non è ancora accaduto nulla.
Forse dovrei muovermi un po’, andarla a cercare. Ma mi trovo in un periodo dove sono svogliato quanto un orso in letargo.
E’ da questa mattina che mi trovo in questa biblioteca, zona Marconi. Ho letto solo giornali e sfogliato qualche rivista. Ho aperto anche alcuni libri, ma un lungo sbadiglio mi percuoteva dopo poche righe.
La mia vita scorre miseramente. Tutti mi passano davanti con un obiettivo, un’idea, e sono già sulla luna. Io li osservo, come una zattera in mezzo al mare senza vela né remi. E’ tutto così tranquillo dal mio punto di vista, amici, non devo fare scelte, non ho bisogno di rischiare, non ho figli e moglie a carico, sono giusto qui che sbadiglio con un libro in mano. Sono solo, è questo il problema.
Esco dalla biblioteca, attraverso la strada e mi prendo un kebab. C’è un parchetto con delle panchine, mi ci accomodo e osservo le macchine passare, o almeno quello che mi viene permesso di guardare dalle mie telecamere orientate verso le stelle, alle volte.
Mi viene un’idea: Forse devo fare l’escort anche io!
Un attimo dopo ci ripenso: E’ squallido come lavoro, lasciamo stare.
I miei compagni di corso si stanno tutti laureando. Devo andare a studiare, avete ragione, amici.

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