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Amici, devo proprio farvi una richiesta che forse vi scombussolerà: dovete dividervi in due gruppi.
La faccenda è più semplice di quello che pensate. Tutti quelli che si sono dati un nome la cui prima lettera è compresa tra la A e la L vadano nel primo gruppo, gli altri nel secondo.
Mi dispiace dividervi, ho bisogno di riflettere, e credo che solo grazie al vostro aiuto ci riuscirò.
Quelli del primo gruppo mi dicano perché la vita è bella. Ho bisogno di saperlo. Ditemi perché una persona, anche la più povera in questo mondo, deve continuare a vivere.
Quelli del secondo gruppo mi dicano perché la vita è brutta. Ho bisogno di sapere anche questo. Ditemi perché non vale la pena continuare a soffrire per questa esistenza martoriata e con poche possibilità di successo.
Ho dei forti dubbi.
Sapete, mi vergogno ad esporli coi miei amici normali, con voi ho una certa confidenza e non mi vergogno a dirvi quello che penso. Forse capita anche a voi.
Questo pomeriggio sono salito sino all’ultimo piano di questa palazzo. Alla fine delle scale, in alto, c’é una piccola botola. L’ho aperta e sono salito in terrazza. Ho dato un occhiata in giro mentre le mie inquadrature impazzivano vorticando in tutte le direzioni e poi ho scavalcato una piccola ringhiera scansando le antenne della televisione. Ho cominciato a passeggiare sull’orlo, sopra le mattonelle, e le mie inquadrature mi davano la sensazione che prima o poi sarei scivolato giù. Morte certa, era questa la sensazione che mi davano. Così mi sono accovacciato e ho iniziato a riflettere.
A proposito di riflessione, scambiatevi i gruppi! Non vorrei che gioiste o vi demoralizzaste troppo per questa vita.
Mi sforzavo a guardare i passanti, le strade, le macchine, chi lavorava, chi si allenava; insomma, osservavo la vita che scorreva sotto di me.
Io ero deluso, non potete immaginare quanto. Quella mattina avevo conosciuto una ragazza dolcissima; una di quelle che non se la tirano, per intenderci. Era andato tutto così bene, ci eravamo incontrati per caso al supermercato. Dalla sua borsetta sbucava fuori un libro di Sophia Kinsella. Io ne ero estasiato.
Mi sono avvicinato e le ho chiesto: “Ciao, sapresti consigliarmi un detersivo per pulire i pavimenti?”
Lei non fatto una piega. Ne ha afferrato uno e l’ha lanciato dentro il mio carello. Poi mi ha sorriso. “Questo sarà perfetto.”
“Ne sei sicura?” e il mio tono di voce si stava trasformando da bravo ragazzo a provolone.
“Sì, certo, lo uso anch’io.”
Gentile, carina, ho pensato, questa è una ragazza con la quale provare se quello che Anna ha trovato su google è vero.
Mi ero quasi morso la lingua per questo pensiero improvviso. Non volevo diventare come quei cacciatori di sesso che si trovano dappertutto, e non voglio diventarlo tuttora, amici.
Così le ho chiesto un opinione su un argomento a caso. La mia prossima mossa sarebbe stata quella d’invitarla a bere qualcosa insieme, e le mie telecamere avevano già adocchiato un bar fuori dal supermercato, ma proprio mentre stavo per chiederglielo mi sono fermato.
Avevo letto la copertina del libro: Amo fare shopping per mio figlio.
Mondo crudele!
“Grazie di tutto” le ho detto e poi sono andato a pagare, senza voltarmi, ma le mie inquadrature l’hanno fatto per me: sembrava un pochino imbronciata, come se ci fosse rimasta male. Poi ha alzato le spalle e ha continuato a fare la sua spesa.
Capite amici, ci avete riflettuto? Voi cosa avreste fatto al posto mio? Intendo, cosa avreste fatto una volta arrivati lì in cima, in terrazza?
Io ci ho provato a fare un passo verso il vuoto e ho visto passarmi la vita davanti, come nei film. Sicuramente l’ho vista meglio di quanto potreste vederla voi, almeno di questo lasciate vantarmi.
Era tutto così strano e annebbiato, ma alla fine ce l’ho fatta: sono tornato indietro, e difficilmente tornerò a vivere un momento del genere, per quanto sia stato utile a farmi capire certe cose.
Vi ho detto ben poco di quello che penso, ma l’importante è che ci abbiate riflettuto pure voi. Io sono con voi, amici, in ogni istante. Se avete bisogno di sfogarvi con me, fatelo.
Io non mi tirerò indietro, sopporterò tutto.

7

Amici, sono sulla metro insieme a Il mantenuto. Lui è seduto di fronte a me, il resto dei posti sono liberi. L’unica cosa che riesco a vedere è il suo viso, invece i suoi vestiti cerco di ricordarli. Vedo il mento sporgente nascosto da una folta barba, le borse sotto gli occhi e un liquido che inizia a scivolare fuori dalla sua narice; ma viene subito arrestato da un fazzoletto.
Inizio a zoommare e alla fine vedo solo il naso. Poi tutto diventa sfocato e appare il mio naso. L’inquadratura si allontana e mi vedo seduto a gambe larghe e distese non curante delle persone che passano.
Sul riflesso del vetro dove appoggio la testa riesco a scorgere i vestiti de Il mantenuto: indossa un maglione blu con dei rombetti azzurri ricamati al centro, jeans aderenti e delle scarpe da ginnastica.
E’ piuttosto anonimo, ecco perché non lo ricordavo amici!
Lo sto accompagnando ad una manifestazione, una delle tante. Dice che c’è gente che non ha il tempo di farlo, perciò ci deve andare lui.
Volontariato, lo chiama, un modo come un altro per passare il tempo, o per conoscere tante nuove ragazze.
Indovinate un po’, amici? Io sono qui per il secondo motivo.
Anna mi ci ha fatto veramente credere con quella storia sull’unione dei corpi. Ora guardo ogni ragazza come se dovesse salvarmi, e tutte le ragazze mi guardano come se volessi molestarle.
Forse non ci vanno lontano, non vorrei che questa ricerca diventasse una mania. Sarebbe meglio evitare di finire in carcere senza il controllo della propria vista; altrimenti, come dicono i miei amici, quando cade la saponetta son dolori!
“Oggi per chi andiamo a protestare?” chiedo.
“Per gli agricoltori, non te l’avevo già detto?”
“Non mi pare” dico sconsolato. “Quindi non ci sono ragazze, eh?”
“Be’, qualcuna c’è sempre. Ad esempio, una certa Letizia la sto incontrando abbastanza spesso. L’ho vista in diverse manifestazioni: per gli animali, la scuola, gli operai del settore automobili, le compagnie aeree e navali e ad altre di cui non ricordo. Credo che mi segua.”
“Ho visto che è uscito un programmino per il cellulare che se gli dai un numero lui ti rintraccia dov’è.”
“Marco, spero proprio di no. Dovrebbero vietarle certe cose. Pensa se un giorno di questi lei si presenta a casa e tu gli dici che non ci sono, e lei dice: no, non è possibile ho tracciato il suo cellulare, lui è qui dentro, lo so.”
“Mi invento che hai lasciato il telefonino a casa.”
“Non funzionerà, sono sicuro che quella non desiste.”
“Senti, ma perché ti stai creando problemi per cose che potrebbero proprio non realizzarsi?”
“Io non mi sto creando nessun problema, sono solo previdente.”
“Senti, e se fossero solo coincidenze?”
“Lo spero… ha il culo troppo grosso per i miei gusti.”
“Le hai guardato il culo? Non è che lei ti piace?”
“No, guarda, non hai capito niente di me. Se una ragazza mi piace sono talmente distratto dal suo volto e dalla sua voce che parlandoci non le vado mai ad adocchiare il sedere. Sono convinto che le donne vanno guardate negli occhi, sennò – come giustamente dovrebbero – vanno a pensare male.”
“Tu dici?”
“Sì, certo, sul sesso è sempre la donna che decide. E’ vero che si fa in due, ma sono loro a decidere quando.”
“Be’, allora non ci sono troppi problemi: a noi ci va sempre e comunque!”
“Idiota!” dice Fabrizio sorridendo.
Comunque, amici, alla fine questa manifestazione è stata una noia. Sono arrivati gli agricoltori con i trattori e hanno occupato l’autostrada lasciando una sola direzione libera per ogni senso. Dicevano che lasciando passare le macchine ci avrebbe visto più gente.
Mah…
Quando è arrivata la televisione abbiamo iniziato a urlare, saltare e dimenarci. Appena se ne sono andati è ritornata la calma. La pubblicità si crea solo facendo casino.
Ah, amici, di ragazze proprio non ce ne erano, neanche Letizia. Be’, se volete conto quelle che ci mandavano a quel paese da dentro le macchine.
No, non ce la faccio, erano troppe!

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