Testa tra le mani – Un tentativo involontario di poesia

L’asciugamano sulle spalle, mosso dal vento

mi procura delle carezze morbide e dolci,

così diverse da quelle di una donna.

 

Poi il vento aumenta, scandisce la sua voce,

e l’asciugamano si apre e si chiude, sbatte

le sue ali accanto alle mie orecchie.

 

Il mare delicato vibra, 

non ci sono scossoni, né forze improvvise:

tutto va e niente si ferma.

 

Le onde sinuose prendono forma, si alzano 

quel poco che serve a farle notare, almeno a riva,

perché di quelle lontane non m’accorgo.

 

Mi immagino una distesa più avanti, qualcosa

di piatto, dove la pinna di uno squalo

fende l’acqua senza provocar timore.

 

Io sono qui, sulla spiaggia che il vento

sta uniformando facendo scomparire tracce

di uomini e animali.

 

Un gabbiano si posa sul tronco, accanto a me.

Lo guardo e gli vorrei stringere la zampa, e

far scivolare la mia mano sulle sue piume.

Apre la bocca e fa un cenno, io l’osservo e

non comprendo.

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