Gemelli che abbaiano e miagolano

1

C’erano una volta due bambini tanto diversi eppure tanto uguali.

Il primo parlava con i gatti, il secondo con i cani. Erano fratelli gemelli, e si chiamavano Marco e Dario.

Vivevano in una casa a due piani che aveva un grosso parco e una larga fontana. Questa casa si trovava al centro di Calia, una città da un milione di abitanti.

I loro genitori non facevano che ripetergli quanto fossero fortunati ad avere un giardino, perché nel raggio di 1 km quasi nessuno ce l’aveva, ma Marco e Dario non se ne rendevano conto visto che erano troppo impegnati a giocare con i loro migliori amici: un gatto per Marco, un cane per Dario.

Un bel giorno Marco chiamò il suo gatto.

“Fuffy, dove sei? Vieni qui.”

Un gatto nero come il lucido per le scarpe uscì da dietro un vaso.

“Ti ho detto di non chiamarmi così: mi sembra un nome da femmina, e non solo…”

“Cosa c’è che non va?”

“MI SEMBRA UN NOME DA CANE, ecco cosa c’è.”

“A me chiamarti Fuffy piace.”

“Va be’, lasciamo stare, andiamo.”

Marco e Fuffy stavano per uscire da casa quando vennero fermati da Dario e il suo cane, Chest.

“Dove pensano di andare?” abbaiò Chest.

“Non potete passare da qui” disse Dario. “Questa è la nostra parte di giardino, è meglio se vi levate di torno.”

Fuffy si fece tradurre da Marco quello che aveva detto Dario, poi rizzò il pelo e disse: “Quella palla di pelo e tuo fratello ci vogliono rubare la nostra metà di giardino.”

“Levatevi dalle scatole” disse Marco. “Questo è il nostro territorio.”

“Chest è molto più grande del tuo micietto, ha bisogno di più spazio.”

Chest distese la schiena, tirò il petto in fuori e cercò una posa che allo stesso tempo mostrasse la sua grandezza e il suo splendore.

“Guarda cosa sta facendo quel buffone d’un cane” disse Fuffy.

“Lo vedo, lo vedo” commentò Marco. “Finito lo spettacolo? Andatevene.”

“NO…”

Una finestra si aprì e la faccia della mamma apparve. Non aveva l’ombra di un sorriso, anzi, pareva irritata. “Voi due, se non la smettete sarete messi in punizione per una settimana.”

“Ma mamma!” protestarono all’unisono.

“Volete che le settimane diventino due? Non voglio sentire lamentele.”

Marco e Dario chinarono il capo, si strinsero la mano e dissero: “Pace.” Poi invitatarono i loro amici animali a fare lo stesso.

Fuffy e Chest, dopo un attimo di esitazione, si scambiarono una zampata.

Marco e Fuffy uscirono in strada, e Dario e Chest rimasero ad osservarli pensanti

2

“Quanto pensi che durerà questa tregua?” chiese Chest.

“Poco” disse Dario sorridendo. “Dipende da quanto vorremo farla durare.”

“Hai in mente qualcosa, eh?” disse Dario strizzando un occhio verso Chest.

“Sì, vorrei tanto che quel micietto la smettesse di leccarsi i baffi. Ho una bella idea…”

“Ne ho una anch’io! Mio fratello si pentirà d’essersi messo contro di noi.”

3

Fuffy passeggiava sopra il muretto; Marco lo seguiva circospetto.

Erano in una zona della città dove non sarebbero dovuti andare, e non era la prima volta che lo facevano: c’erano dei gatti che comandavano in quel posto, una specie di legge non scritta da rispettare, e il collare azzurro splendente di Fuffy non sarebbe passato inosservato.

C’era una gatta in particolare con cui avevano fatto amicizia. Si chiamava Katy.

Katy riteneva che il nome di Fuffy fosse buffo, ma negli ultimi tempi avevano incominciato ad incontrarsi spesso, di nascosto.

La pancia di Katy era iniziata a crescere molto, aveva notato Marco, ed ora era curioso di vedere quanto fosse grossa.

La trovarono diversi metri dopo appoggiata a un cassonetto. Piangeva e si leccava le ferite.

Fuffy, si avvicinò e le strofinò il muso contro.

“Cosa è successo?”

“Ho partorito e…”

Katy pianse più forte.

Marco si inginocchiò e le carezzo la schiena. Aveva capito solo ora che la pancia di Katy si era ingrossata perché aspettava dei gattini.

“E’ successo tutto così in fretta” continuò Katy. “Due non ce l’hanno fatta e due me li hanno tolti subito dopo averli allattati. Mi hanno detto che posso vederli solo una volta al giorno… per allattarli. E tutto questo perché tu, Fuffy, sei il padre. Vogliono farli diventare randagi e maleducati come loro.”

Fuffy strinse i denti e disse: “Li vado a riprendere subito.”

Katy singhiozzo. “Non farlo, ti feriranno e potrebbe finire anche peggio.”

“Ma…”

“Ha ragione Katy” disse Marco. “E’ meglio se non vai così allo sbaraglio.”

“Cosa?”

“Dobbiamo escogitare un piano.”

4

“Quante lucertole hai catturato?” chiese Chest.

“Quattro” rispose Dario.

“Solo quattro?”

“Oh, guarda che è stato più difficile di quello che pensi.”

“Sì, sì” lo prese in giro Chest.

“Sono veloci, si infilano nei punti più inarrivabili e soprattutto sono difficili da trovare. Siamo in città, ricordi?” disse Dario osservando il piccolo acquario di plastica che aveva usato come gabbia per le lucertole.

“Va bene, va bene.”

“Tu l’hai fatta la cacca?”

“No…”

“Cosa ci vuole a fargli la cacca sul letto?”

“E’ che non mi viene” si giustificò Chest.

“Come fa a non venirti? Il letto è morbido, stai comodissimo e oggi ti sei mangiato pure il mio piatto di pasta. Vuoi un po’ di latte? Magari ti si smuove un po’ lo stomaco.”

“No, senti, visto che non riuscivo a farla ho iniziato a rotolarmi sul letto e ora sopra e sotto le coperte è pieno di peli. E tu lo sai che se ne accorge quando i peli non sono quelli della sua bestiolina.”

“Bravo!”

“Guarda che non gli ho lasciato solo qualche pelo: gli ho buttato giù la roba dagli armadi e gli ho sbavato sul cuscino.”

“Grande! Qua la zampa!” e si diedero una botta mano contro zampa per festeggiare. “Ora mi serve solo delle vernice grigio topo e un po’ di spago. Andiamo in cantina.”

5

Marco, Katy e Fuffy si fermarono davanti casa.

“Sei sicuro di quello che vuoi fare?” chiese Fuffy.

“Penso che sia la nostra migliore soluzione” rispose Marco.

“E’ la cosa giusta da fare” sentenziò Katy.

Marco li guardò, poi infilò la chiave nel cancelletto, la girò ed entrarono.

Dopo una veloce occhiata in giardino costatarono che di Dario e il suo cane non c’era traccia, così iniziarono a cercarli in casa.

Salirono in stanza di Marco e videro un disastro. Gli scaffali erano vuoti, i giocattoli per terra, il letto era sfatto ei vestiti fuoriuscivano dagli armadi.

“Sono passati i ladri?” chiese Katy.

“Impossibile” disse Marco. “Solo in questa stanza? Il resto della casa è in ordine.”

“Sono stati quei due” disse Fuffy con disprezzo.

Iniziarono a riordinare. Prima i cassetti, poi il letto, i vestiti ei giocattoli e infine, mentre sistemavano la roba negli scaffali, qualcosa attirò l’attenzione di Katy.

“Un topo!” disse vedendo una piccola coda grigia, e con un balzo cercò di raggiungerla.

Marco si girò di scatto e disse: “Non ci sono topi in questa casa.”

Troppo tardi, Katy era già partita all’inseguimento.

Katy uscì dalla stanza e vide sparire la coda nella sala accanto. Che velocità, pensò. La seguì e…

Aaarrwwff, un ringhio improvviso la fece paralizzare. Un cane enorme le si parò davanti e lei divenne piccola piccola.

Fuffy urlò: “Kaaaattyyyyyyyyyyyyy.”

Marco urlò: “Daaariiiiiiiooooooooooo.”

Dario apparve e scoppiò a ridere.

Marco entrò nella stanza e prese tra le braccia Katy.

Fuffy si mise in posa da combattimento.

Chest si leccò le labbra.

Marco, cercando di tenere a freno la rabbia, rivolgendosi a Dario disse: “Abbiamo bisogno del tuo aiuto.” Poi guardò Chest e disse: “Dell’aiuto di tutti e due.”

Dario lo squadrò. C’era qualcosa che non andava, Marco aveva bisogno di lui… davvero strano, pensò. Guardò Chest e gli disse di calmarsi, poi guardò il fratello e disse: “Parliamone.”

“Fuffy-ha-avuto-dei-gattini-con-Katy-e-ora-glieli-hanno-rapiti” disse tutto d’un fiato.

“Interessante, altri gattini che invaderanno casa. Per fortuna ci sono rimaste ancora tre lucertolone con le loro belle code e un bel po’ di spago, vero Chest?”

“Questa è una questione di vita o di morte, ci volete aiutare o no?”

“Ok, ma non dirai alla mamma che siamo stati noi a fare il casino in stanza….”

“Va bene.”

“E questa sera lavi i piatti al posto mio…”

“D’accordo.”

“E…”

“E può bastare, no?”

“Può bastare.”

6

Quel pomeriggio la gente per strada si fermava a guardare due gatti, un cane e due bambini che invadevano il marciapiede.

Camminavano fieri, in linea retta, senza distrazioni. Gli altri bambini si scansavano al loro passaggio: non perché apparivano aggressivi, ma poiché ammiravano la loro fierezza.

Tre vie e quattro passaggi pedonali più tardi e Fuffy, Katy, Chest, Marco e Dario erano arrivati.

Una sola lamiera li separava dalla zona quartier generale dei gatti randagi, se così si poteva definire vista la loro disorganizzazione.

Dario iniziò a raccogliere da terra i colpi per la fionda, e Marco, Katy e Fuffy fecero il giro del terreno per entrare in azione da due punti differenti.

Spacsh. Dario diede un calcio alla lamiera che cadde a terra stordendo i gatti che vi erano dietro e attirando l’attenzione di tutti gli altri.

“Sei pronto a far avverare tutti i tuoi sogni?” chiese Dario eccitato.

“Eh, eh, finalmente!” abbaiò Chest.

Dei gatti spelacchiati uscirono da sotto le casse per la frutta e da scatoloni.

Dario caricò la fionda, Chest fece un balzo, e partirono all’attacco.

7

Marco e Fuffy osservavano la scena da lontano. Erano stupefatti. Dario e Chest se la stavano cavando davvero bene!

Katy indicò loro una piccola porta e Marco vi si avvicinò strisciando. La guardò e si accorse che era troppo grosso per passarci attraverso, così prese un pezzo di legno e lo tenne saldo in mano come se fosse una mazza da baseball.

Fuffy, non avendo di questi problemi, entrò risoluto. I suoi occhi si abituarono al buio e vide delle gocce scivolare e formare una piccola pozzanghera a pochi metri da lui, una mela marcia, una scatoletta di tonno e… due piccoli gattini neri in un angolo.

I miei figli, pensò.

Miagolavano e tremavano, le loro parole erano incomprensibili.

Fuffy sentì un dolore acuto alle reni, e si ritrovò scaraventato a terra. Due gatti si erano avventati su di lui.

“Mi fate schifo” disse.

I due gatti si scagliarono su Fuffy. Lui rotolò di lato e con un calcio ben assestato ne scaraventò uno fuori.

La mazza improvvisata di Marco finì il lavoro.

Fuffy e il gatto rimasto si guardarono negli occhi, e con la mente affilarono le unghie.

Poi Fuffy vide l’altro gatto arretrare e pensò che fosse normale perché lui era un gatto che godeva di ottima salute a differenza di quelli di strada.

“Mi chiamo Spald” disse, “e mi devi lasciar uscire.”

“Perché mai?”

Spald si voltò verso i gattini e ne afferrò uno tra i denti. “Altrimenti non farà una bella fine.”

Fuffy tremante di rabbia lo lasciò passare.

“Avvisa il tuo amico qua fuori di non provare a colpirmi.”

“Non ho bisogno del traduttore” assicurò Marco da dietro la porticina.

8

I gatti intorno a Dario e Chest erano fuggiti.

La differenza fisica era notevole, non avrebbero potuto farci nulla. L’ultimo gatto aveva ricevuto un bel mozzico sul di dietro ed era scappato con le lacrime agli occhi a leccarsi le ferite, quelli che avevo tirato la prima erano ridotti molto peggio.

“C’è qualcosa che non va” disse Chest.

Videro un gattino uscire con un gatto che non avevano mai visto. Videro Marco poggiare la punta del bastone a terra e Katy piangere.

“E’ un ostaggio!”

“Usa quella fionda.”

“Rischio di colpire il gattino.”

“Ce la puoi fare.”

Si avvicinarono di soppiatto. Dario iniziò a respirare sempre più lentamente, non voleva sbagliare il colpo a causa della tensione. Tese l’elastico e lo lasciò andare.

Il colpo partì preciso, senza curvare, né prendere effetti strani.

Dario e Chest sbatterono mano contro zampa per esultare. Il gatto era svenuto.

Marcò tirò un urlo liberatorio.

Fuffy uscì da dietro la porticina con un gattino e arrabbiato chiese: “Cosa c’è da esultare?” Poi vide Spald immobile a terra, e Katy con l’altro gattino. Le lacrime cominciarono a rigarli il volto.

9

Vorrei dirvi che questa storia finisce con un bel e vissero felici e contenti, ma non è così: Marco e Dario continuarono a litigare per il giardino. Ora era Marco quello che chiedeva più spazio.

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