“Tuffo a candela al contrario” # 8

Odio questa cazzo di situazione, pensò Marla andando avanti e indietro sul tappeto consumato.
Stefano era sbracato sul divano, tutto intorno aveva tante bottiglie e lattine vuote. La birra ormai faceva parte di ogni attimo di vita di Stefano, era arrivata persino in bagno e in camera da letto. Marla, negli ultimi tre mesi, aveva provato a spazzare, pulire e fare un po’ di raccolta differenziata, ma ogni volta che si allontanava per andare al lavoro, o per fare un po’ di spesa la situazione precipitava a livelli incresciosi.
Stefano dal canto suo non si curava di nulla. Non vedeva Marla soffrire, né la vedeva sforzarsi a tenerlo pulito, cambiarlo, fare la lavatrice, pagare le bollette, eccetera. Lui diceva: «Lia, dove sei?» e poi tornava a giocherellare con il tappo di una bottiglia, o a piangere.
Marla lo accudiva e gli raccontava di quando andava a trovare Lia; praticamente ogni giorno. Stefano si risvegliava un attimo da quel torpore, poi non vedendo Lia ritornava come prima.
Marla lo scuoteva. «Dai, Stefano, riprenditi», ma non accadeva mai nulla.
Marla aveva conquistato la fiducia di Lia a forza di pacchettini regalo pieni di eroina. Lia era stata chiara la prima volta che si erano riviste. «O quello o non ti ascolto per niente» aveva detto. Poi in realtà Marla si era accorta che Lia ci provava ad ascoltarla, ma proprio non le riusciva; la droga l’aveva fatta diventare uno zombie e Marla si sorprendeva che Lia avesse ancora clienti. Un giorno, promettendole che se fosse tornata a casa le avrebbe procurato tutta la droga che voleva, Lia le aveva chiesto: «Può venire pure Sam?»
Marla pur non avendo idea di chi fosse Sam aveva acconsentito; almeno finché non si fosse esaurito il suo conto in banca, e ci mancava poco.
Quel giorno era arrivato.
Era l’ora di pranzo e Stefano resisteva senza alcol dalle cinque del mattino. Marla, lo lodava e coccolava. Lo teneva con il pensiero fermo su Lia, e Stefano tremava ogni volta che sentiva il nome di sua figlia.
Sentirono bussare alla porta e si alzarono.
Marla aprì e Lia fece un passo all’interno. Sam non c’era.
Vedendo Stefano Lia disse: «Papà…» e tante lacrime scesero a rigarle il volto.
Stefano la abbracciò stringendola forte a sé.
«Papà… Marla mi ha promesso dell’eroina per venire a trovarti…»
Stefano scosso lanciò un occhiataccia a Marla, voleva mandarla a sbattere forte contro la parete, ma il suo corpo non reagiva agli stimoli del cervello.
«Papà, io non sono venuta per la droga, era da tanto che volevo passare, un sacco di tempo.»
«Tesoro» disse Stefano. «Figlia mia, come ho potuto farti questo?»
Lia sentì il sapore salato delle lacrime sulle labbra, ma non fece nulla per toglierle. «Papà, io non appartengo più a questa casa, né a nessun altro posto, anzi, credo che non riuscirò proprio ad adattarmi a questo mondo.»
«Tesoro, lo so, pure a me sembra tutto così strano… andiamo a fare una passeggiata?»
Lia acconsentì. Uscirono e Marla si chiuse la porta alle spalle. «Non venire» gli disse Stefano.
Marla quasi inciampò sul tappetino a quella richiesta. Poi si sedette su di esso e disse: «Vi aspetto qui.»

Lia e Stefano camminarono ognuno con il braccio sulla spalla dell’altro per diversi chilometri. Piangevano, e ogni tanto ridevano a qualche ricordo di Lia da piccola con il gelato in mano, Lia da piccola in bicicletta, Lia da piccola con la ciambella in riva al mare.
Arrivati a un ponte si fermarono.
Si guardarono negli occhi e poi salirono in piedi sulla ringhiera, dando un’occhiata al vuoto sotto di loro.
Lia diede un bacio sulla guancia di Stefano e disse: «Papà, che ne dici di un tuffo a candela al contrario?»

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