“Tuffo a candela al contrario” # 5

Finalmente era arrivato il gran giorno, non quello di un matrimonio o di roba simile, ma di una nuova famiglia, finalmente allargata.
Stefano, lo si poteva osservare volteggiare e fare piroette lungo i fornelli, Lia un po’ meno.
La cena era a base di sedamini con pomodorini, olive e capperi, una pasta che viene servita dopo aver rosolato a fuoco basso l’aglio e il peperoncino e poi ci si aggiungono le acciughe i pomodori e le olive nere.
Stefano aveva passato tutto il giorno in biblioteca alla ricerca di un ricettario che lui reputasse decente, e dopo diverse ore ne aveva trovato uno con i requisiti giusti: quasi mille pagine, rilegatura senza sbavature, copertina piena di colori ed oltre trecento modi per fare la pasta più altri cinquecento per ogni tipo di cibo. Dopo diverse ore aveva scelto come primo un piatto di pasta che non aveva mai sentito nominare e per quanto riguarda il secondo si era fiondato sul pesce, e ora sì che non c’erano più soldi nel porcellino.
Calamari e scampi: aveva deciso che non avrebbe più speso così tanto per una cena fatta in casa.
Lia saltellava da una parte all’altra della cucina cercando di aiutare, però veniva vista dal padre come un intralcio e dopo che venne rimproverate più volte andò a farsi una doccia.

A sera inoltrata Marla arrivò.
Stefano l’accolse felice e con tutti gli onori degni di una regina. Sbrigati i convenevoli e non prima d’averla fatta accomodare nella cucina, che fungeva da sala da pranzo, andò a chiamare Lia.
Arrivato davanti alla porta della figlia, indeciso se bussare o aprire non fece né l’uno né l’altro. Poi, resosi conto della stupidità della situazione: lui che stava aspettando immobile di fronte alla porta, chiese: «Posso entrare?»
«Sì, papà, vieni, sono pronta.»
Stefano aprì la porta e vide la figlia a sistemarsi i capelli di fronte allo specchio. Questa volta i capelli erano castani, con qualche riccioletto sulle punte. Ma che gli passa per la testa?, pensò.
«Allora, pa’, come sto?»
«Uhm, bene» mentì.
«Sì, sì, certo; non sei per niente convincente.»
«Ma…»
«Ma che ne sai tu di moda?» disse Lia scherzosa. «Sai, ho visto questo taglio sull’ultimo numero di Acconciature, me l’ha regalata una signora, sai. Le era particolarmente piaciuta la prestazione…»
«Lia!» la rimproverò Stefano.
«Per il resto come sto?»
Stefano la guardò. Sua figlia non indossava nulla di strano o di sofisticato, e nemmeno collanine e braccialetti. Aveva solo un maglioncino blu, che aveva allargato tutte quelle volte vi avvolgeva pure le gambe, dei jeans, sempre blu, e delle ballerine bianche. «Stai bene» disse.
«Sembro una ragazzina, anzi, una brava figlioletta.»
«Andiamo, non facciamola aspettare.»
Percorsero il corridoio lentamente, inoltre Lia lo fece con passo felpato. Si vergognava un pochino, alla presenza della donna del padre non c’era mai stata.
Stefano entrò in cucina e fece segno a Lia d’avvicinarsi. «Ecco Lia, mia figlia» la presentò.
Marla, che si stava alzando per salutarla, si bloccò immediatamente.
Lia, che si era avvicinata per stringerle la mano, si allontanò di colpo. Cambiò espressione, divenne accigliata, rattrista, delusa e arrabbiata a un tempo. «Non pensavo che mi avessi portato il lavoro a casa.»
Stefano non capì, non subito. «Nooo» urlò, e si prese la testa fra le mani mentre gli si bagnavano gli occhi.
Lia diede un calcio alla porta è andò in camera. Buttò un po’ di roba dentro un borsone e si avviò decisa verso lo sgabuzzino. Prese quello che le occorreva per lavorare e se ne andò.
Stefano la vide uscire e diede un pugno alla porta che si spalancò. Chiamò sua figlia, urlò, la implorò di tornare, ma Lia era ormai lontana, pronta a tutto pur di non rientrare in quella casa, la sua casa.
Marla gli si avvicinò. Era visibilmente dispiaciuta. Provò a stringergli la mano, ma Stefano la scacciò. Ci riprovò ed ebbe lo stesso risultato. Gli si parò davanti e provò a guardarlo negli occhi: erano spenti.
«Stefano» disse. «Mi dispiace… non volevo…»
«Zitta.»
«Stefano, dai non…»
«Vattene.»
«Ti prego…»
«Esci da questa casa.» Stefano l’afferrò per il polso e la trascinò fuori, in mezzo alla strada. Marla gemette per il dolore. Lui neanche se ne accorse, poi la lasciò lì, sotto gli occhi di tutti, e rientrò.

2 Replies to ““Tuffo a candela al contrario” # 5”

  1. Il vizio non molla, eh… Però Michele questa parte potevi pure farla durare di più, pare che ti sia stufato della storia… insomma, questo pezzo dura quanto la lite tra Stefano e Lia, e non mi pare che sia meno importante, anzi… potevi fare un sacco di descrizioni (e sceondo me abbellire la sintassi). Però è solo la mia idea.

  2. Ho modificato un po’ questo capitolo rispetto a come l’avevi letto tu. Vedi se ora ti cambia qualcosa, altrimenti non so cosa dirti.

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