“Tuffo a candela al contrario” # 4

«Eccoti qui, tutto raggiante e felice» disse Lia ironica. Lei era appoggiata alla parete a braccia conserte e osservava il padre entrare in casa.
«C’è qualcosa che non va, tesoro? » chiese Stefano preoccupato.
«C’è qualcosa che non va, tesoro? » lo imitò Lia. «E me lo chiedi?» urlò. «Dovresti saperlo.»
«Dovrei sapere cosa?»
«Questo» disse Lia indicando un salvadanaio a forma di porcellino, tutto rosa, con una piccola coda arrotolata e con aria spensierata. Poi presa la carica piegando il braccio e con un colpo di frusta duro e preciso lo distese in direzione del padre facendo partire in volo il porcellino.
Stefano lo schivò per pochi centimetri e un attimo dopo una pioggia di sassi invase il corridoio.
«Mi dispiace, tesoro» disse Stefano sconsolato. Si chinò a raccogliere i cocci. Alzò lo sguardo per un istante e vide un quadro perforare l’aria verso il suo viso. Si parò col gomito e lo fece schizzare a terra.
«Tesoro, calmati.»
«Calmati un corno» disse Lia, e per l’ennesima volta non riuscì a trattenere le lacrime.
Stefano si avvicinò per consolarla, ma lei gli fece segno d’allontanarsi.
«Papà, papà…» prese una pausa e inspirò. «Io mi drogo per continuare a fare questo lavoro…»
Stefano rimase senza parole, scuro in volto, e non sapendo cosa dire disse semplicemente: «Non lo sapevo…»
«E tu spendi i soldi che io guadagno per andare a letto con una che fino a due mesi fa era lesbica… ti rendi conto di quanti ne hai spesi per quella troia?»
«Ti prego, non offenderla, per me lei è importante.»
«Ah, lei per te è importante, e io che sono tua figlia no?»
«Non volevo dire questo.»
«Papà, io mi drogo: non ce la faccio più.»
«Tesoro, Marla mi sta aiutando: grazie a lei ho iniziato a frequentare gli alcolisti anonimi e tra un po’ sarò in grado di trovarmi un lavoro, così non dovrai più preoccuparti e smetterai definitivamente di frequentare quei posti orribili.»
«Papà, ti prego, sbrigati e fallo per davvero. Inoltre dille la verità a quella, dille che non ti puoi permettere di spendere tutti quei soldi…»
«Facciamo così: domani la invito a cena e te la presento, così vedi che è una brava persona. Naturalmente prima le parlo e le spiego bene tutta la situazione. Per te va bene?»
«Penso di s셻
«Ora posso abbracciarti?»
«Solo un pochino…»
Stefano si avvicinò con cautela, facendo scivolare la mano lungo la parete, e la strinse forte. Inizialmente credeva che Lia avesse tutti questi sbalzi d’umore a causa di quel lavoro maledetto, invece era possibile che questi casini nascessero per via delle droghe, o perlomeno che fossero accentuati da esse. Povera figlia mia, pensò, costretta a drogarsi e prostituirsi per mantenermi.

3 Replies to ““Tuffo a candela al contrario” # 4”

  1. Ma chi e’ questo Massimo che si avvicina per consolarla??? Volevi dire Stefano??? o c’e’ un personaggio nuovo che esce da sotto le mattonelle e si materializza?? Ma non e’ la ragazza che si droga per lavorare…e’ Michele che si fa per scrivere

  2. l’ho subito corretto… Stefano, quando ho iniziato a scrivere “Tuffo a candela al contrario” si doveva chiamare Massimo… non dico altro

  3. Beh un capitolo che focalizza molto, no?! In fin dei conti è un punto importante della storia e la “trovata” di dedicargli un intero capitolo (o meglio, di piegare un capitolo al servizio di uno snodo) non è male. Leggendo si ha un’altalenanza tra dramma familiare ed incidente occasionale.

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