“Tuffo a candela al contrario” # 1

Lia entrò in casa, poggiò la testa alla porta e sospirò: non le piaceva dover lavorare sotto la pioggia, non le era mai piaciuto, ma negli ultimi tempi aveva un estremo bisogno di denaro.
Scivolò nello sgabuzzino delle scope e cominciò a togliersi le scarpe, poi passò alle calze a rete (che odiava tanto perché s’impigliavano ovunque) e infine alla minigonna. Sistemò tutto per bene in fondo all’armadio solo per non far vedere a suo padre quei vestiti che detestava tanto. Indossò i pantaloni di una tuta presa a caso e si mise la felpa addosso per coprire la camicia verde smeraldo. Si sistemò i capelli: quella settimana erano stati rosso papavero, quella prima biondo limone e quella precedente nero carbone… Diede un’occhiata veloce allo specchio che gli mostrò una ragazza appena maggiorenne dimagrita troppo velocemente e chiuse gli occhi. Cercò un ricordo che la potesse far apparire positiva e gioiosa, così le venne in mente quella giornata di molti anni prima dove il padre, Stefano, le aveva comprato un gelato enorme con i suoi tre gusti preferiti, quelli che componevano i colori della bandiera italiana: pistacchio, limone e fragola.
Aprì gli occhi, si schiarì la voce e disse: «Papà, sono tornata!»
La porta della cucina in fondo al corridoio si aprì in un batter d’occhio ed uscì Stefano sorridente. «Ehi, piccola, vieni qui, abbracciami.»
Lia lo guardò sconsolata: Stefano aveva l’aria non troppo sveglia, i capelli corti e ricci erano più bianchi del solito, come se ci fosse cascata della farina sopra; ed era in bermuda con pantofole, camicia e un maglione legato in vita. «Che c’è, anche oggi hai bevuto troppo?»
«Ma no, ti pare, era solo qualche goccietto.»
Lia, non molto convinta, lo abbracciò e venne subito pervasa da un odore che odiava tanto: l’odore dell’alcol. «Sei sicuro che era solo qualche goccietto?».
Il padre, Stefano, imbarazzato disse: «Certo che le figlie, oggigiorno, non hanno più rispetto per il proprio padre: ai miei tempi non mi sarei mai permesso di fare simili domande.»
«Sì, sì, sapessi come ci credo.»
«Lasciamo perdere. Io vado a farmi una doccia che dall’ultima sbornia non mi sono ancora lavato.»
«Che schifo, papà: ti ho pure abbracciato.»
«Figliola, rispetto e educazione sono due cose che non hai ancora appreso» disse Stefano puntandole l’indice contro.
«Tieni» disse Lia mentre porgeva al padre sessanta euro in banconote da dieci. «I guadagni di oggi. Mi raccomando, mettili nel porcellino.»
Il padre la guardò rattristato e disse: «Dopo dobbiamo parlare, tesoro.»
«Forse. Ora vai a farti una doccia, e sbrigati che devo farla anche io».
«Le donne… sempre a comandare…»

Lia entrò in cucina. Era avvolta nel suo accappatoio bianco e si mise a guardare il padre che stava buttando la pasta nell’acqua bollente. Si tirò i capelli all’indietro e sorridendo disse: «Sai, papà, mi piacerebbe proprio fare un tuffo a candela al contrario.»
«Un tuffo a candela al contrario?»
«Come, papà, non lo ricordi? Invece di tuffarsi in acqua facendo immergere prima le gambe e poi il resto del corpo, lo si fa di testa.»
«Certo che me lo ricordo, l’ho inventato io!» disse il padre con orgoglio. «Comunque, come mai ti è venuto in mente?»
«Stavo osservando la pasta che cadeva nell’acqua e ho fatto questo collegamento… dai, papà, non mi guardare come se fossi pazza.»
«Accidenti, che figlia che mi è capitata! Ora ci metto un po’ di sugo sulla pasta; spero che non ti venga in mente di farti un tuffo nella lava.»
«Be’, in effetti, ci stavo facendo un pensierino…»
«Cosa?»
«Scherzavo, papà» disse Lia ridendo di gusto.
Il padre scosse la testa e prese due piatti, delle posate, dei tovaglioli e li poggiò sul tavolo. Lia li sistemò accuratamente e prese dalla credenza due bicchieri e una bottiglia d’acqua.
«Tesoro, perché non prendi pure una birra?» disse il padre provando a fare gli occhi dolci.
«Non ci provare, pa’. In mia presenza non bevi.»
Il padre arricciò il naso e si versò un po’ d’acqua nel bicchiere. Se lo rigirò tra le mani e osservò schifato quel liquido senza colore.
Lia con tono di rimprovero disse: «Pensa che in certi paesi nemmeno ce l’hanno.»
«Lia, apprezzo il fatto che ti preoccupi per gli altri paesi, ma noi abbiamo così tanti problemi in questa casa che prima dovremmo pensare a risolvere i nostri.»
Lia ingoiò una forchettata di pasta e arrabbiata disse: «Davvero? Allora come pensi di risolverli i nostri problemi?»
«Ancora non lo so, tesoro. Però, penso che tu non debba continuare a far soldi in quel modo.»
«Ah no? Almeno Io i soldi li porto a casa.»
«Sì, ma pro-prostituirsi non è un vero lavoro.»
«Però ci permette d’andare avanti… perché non lo trovi tu un lavoro?»
Lia si alzò di scatto facendo sbattere la sedia al muro e fuggì in camera da letto.
Stefano, ammutolito, fissò la sedia vuota dove c’era sua figlia. Rimase seduto, imbambolato, poi si alzò e con passo spedito andò in camera di Lia. La trovò distesa sul letto, ancora avvolta nell’accappatoio, rivolta verso la finestra a guardare la pioggia che cadeva in giardino sopra le testoline dei sette nani. Stefano le si avvicinò e si sedette nella parte libera del letto.
«Tesoro» disse Stefano mentre le carezzava i capelli. «Mi dispiace, non volevo offenderti. Questa situazione è molto strana: tua madre ci ha abbandonati al nostro destino e io ho perso il lavoro, non ho nemmeno una pensione o un fondo in banca utile alla nostra sopravvivenza; ma ti giuro che domani ci vado a cercare un lavoro, ti giuro che lo faccio.»
Stefano, seguendo lo sguardo di Lia fuori dalla finestra, scorse un arcobaleno. Possa essere un segno di speranza, pensò. Poi si alzò dal letto e aggiunse: «Su, ora mettiti in pigiama che con l’accappatoio bagnato ti ammali.»
Lia vide il proprio riflesso sul vetro della finestra, gli occhi pieni di lacrime, i capelli scompigliati e suo padre uscire.
«Grazie, papà» sussurrò.

5 Replies to ““Tuffo a candela al contrario” # 1”

  1. Buon inizio, vorrei sapere che fine faranno Lia e Stefano. La situazione e’ un po’ tragica, padre ubriaco, figlia prostituta, madre morta. In effetti mette angoscia. Soprattutto il padre che accetta il mestiere della figlia. Speriamo che al secondo capitolo questa ragazza riesca ad avere un più di speranza e che il padre metta la testa a posto. Ciao ! 😛

  2. Michele, primadelle calze a rete ci va “passò” non “passo”. Comunque la storia si preannuncia molto interessante, è pure scritto bene!! Mi piace…

  3. Molto bello mi ha preso più dell’altro, però spero che sia più lungo quindi pensa bene alla trama.

  4. Pare un libro abbastanza forte, però adatto ai giorni nostri. La trama sembra abbastanza buona…

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