Clive Cussler

Ieri, dopo aver ammirato dal vivo prima Djokovic e poi Federer in azione, sono andato alle presentazione dell’ultimo libro di Clive Cussler, “Il tesoro di Gengis Khan”.

Lì ho fatto l’ennesima figura di m***a con un autore famoso (mi era già capitata una situazione simile con Ken Follett).

Non ci avevo pensato, ma ero vestito come un tipico ragazzo americano: scarpe da basket, pantaloncini lunghi e larghi, e una t-shirt dei Lakers col numero 24 di Kobe in bella mostra sia davanti che dietro.

Quando è arrivato il mio turno di prendere l’autografo – non so perché l’ho fatto – sono andato lì e gli ho detto: “How’s going?”

Il traduttore che gli era accanto sembrava tutto felice d’aver incontrato qualcuno che sa parlare un po’ d’inglese invece Clive ha sollevato la testa, solo un pochino (sarà arrivato a guardarmi il collo non più su…), e ha aspettato, quasi contrariato…

Il tradotture ne è rimasto scosso, e ha pensato bene di dirmi al volo: “Allora, ce l’hai un nome?”

“Michele”


Lui lo scrive su un foglietto, Clive lo copia e firma la mia copia.


Poi, come per scusarsi per non avermi proprio guardato, lo vedo alzare la mano per stringerla. Io in un gesto di ripicca non alzo la mia e dico: “Thank you, sir”; e me ne vado.

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