Mattina in ospedale

Questa mattina mi sono svegliato prima di quando vado a scuola.

Alle 7 ero già in ospedale per la preospedalizzazione, ovvero tutti gli accertamenti diagnostici necessari per poter poi essere ricoverati per l’intervento chirurgico. (Non mi piace l’ultima frase, l’ho solamente copiata dal foglio dell’ospedale.)
Naturalmente, visto che sono l’uomo più fortunato del mondo, indovinate cosa accade?
Il computer che emette i biglietti è rotto, quindi le file sono un disastro; i computer delle segretarie vanno al rilento, e bisogna aspettare due minuti a persona dopo ogni operazione.
Mi consegnano un foglio con una serie di indicazioni da seguire e la numero 1 dice che devo fare dei prelievi. Vado. Lo faccio. E mi rendo conto che la conversazione che ho avuto con la dottoressa, o infermiera, è molto banale: non ho nemmeno voglia di scriverla…
Minuti e minuti d’attesa.
Un dott.sa mi fa l’elettrocardiogramma. E’ spagnola, con tanti di quei brufoli da coprirle il sorriso. Mi appiccica dei cerchietti sul petto e poi decide che non vanno bene. Me li stacca e mi sembra che m’abbia fatto la ceretta.
Un’attimo che mi controllo…
Oddio! Ho davvero delle piccole zone quasi vuote al centro del petto.
Minuti e minuti d’attesa.
Entro in radiologia per fare l’RX del torace e chiedo subito il parapalle.
Il doc. dice: “Sì, che te lo do. Sei ancora giovane…”
Straniero anche questo, probabilmente indiano. Poi, molto gentilmente, s’informa sulla mia situazione. Bravo, bravo.
Minuti e minuti d’attesa.
Poi ho la visita col chirurgo. Un tipo abbastanza simpatico, sui trenta (massimo). Gli manca un anno di specializzazione e diventa otorino. Dice che già lo pagano bene, figuriamoci fra un anno.
Mi infila una cosa nel naso e allarga la narice, ci guarda dentro e poi ripete la stessa operazione con le orecchie. Mi fa aprire la bocca e a tempo dettato da lui, devo dire: “Aaaa”, e respirare.
Poi ci salutiamo dicendo: “Ci si vede dopo.”
Minuti e minuti d’attesa.
L’anestesista fa le solite domande: traumi, problemi, operazioni precedenti, etc.
Nessun minuto d’attesa.
Sono da Vittorio, il quasi otorino, tra una battuta e qualcosa di serio esce fuori che prima si è dimenticato di fare un controllo e mi chiede se voglio farlo.
“Certo” rispondo.
Mi infila 15-20 cm di un tubicino nel naso. Si inizia a soffrire…
Dice: “Non da fastidio, vero?”
“Non ti preoccupare.”
“Dai che con questa abbiamo fatto” dice mentre sfila e rinfila quella proboscite dentro la narice.
Cacchio che male, un occhio ha iniziato a bagnarsi.
Infila quel tubicino nell’altra narice. Si bagna anche l’altro occhio.
Su e giù, finchè non riesce a vedere/trovare quello che gli interessa.
Poi lo sfila piano, piano, e un lacrima mi scende giù fino al collo, incredibile!
Gli chiedo di mettere l’operazione intorno a Pasqua, per non saltare troppa scuola.
Lui dice che mi chiameranno.
E ci salutiamo con una stretta di mano, non da adulti

3 Replies to “Mattina in ospedale”

  1. Bravo finalmente pensi anche alla carriera scolastica… sbrigati a fare l’intervento così poi andiamo a rodare le nuove narici!!!

  2. ciao mi, sono tuo cugino, a dir la verità non ho letto tutto il tuo blog, ansi solo il commento di Riccardo. Ora sono all’ospedale da mio padre,cmq è un bel sito, complimenti. ciao!

  3. Ah, poi mi sono dimenticato d’andare a fare la visita di controllo….

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